Il compleanno è il capodanno dell’anima

Il compleanno è il capodanno dell’anima

Ho sempre concepito il compleanno come un capodanno dell’anima personale di ognuno di noi. Ognuno raccoglie quello che semina, fa i bilanci, sogni e promesse a sé stesso. Io che da poco ho compiuto 25 anni vi invito al capodanno della mia anima.


Personalmente, attendo il mio compleanno come i bambini aspettano babbo natale; come la folla aspetta ansiosamente il “3.. 2.. 1.. Buon anno!”; come le persone a dieta aspettano il “È pronto da mangiare!”.

Il compleanno, lo concepisco come il capodanno dell’anima personale in cui si è grati per tutto ciò che possediamo, per gli obiettivi conseguiti, per le anime belle che ci circondano.
Si, si è grati soprattutto per tutto ciò che di buono abbiamo costruito e che abbiamo guadagnato: infatti, in Asia c’è la convinzione che il bene generi bene sempre e comunque tutto ciò che fai torni indietro.

Per una volta all’anno è concesso fermarsi, e guardarsi indietro con gratitudine ma anche di guardare in avanti per scambiare tacite promesse a sé stessi.

Se per il resto del mondo è il 31 Dicembre, io sono convinta che il vero capodanno di ogni persona sia quello del proprio compleanno perché, in fondo, non si conta una persona dai capodanni che ha vissuto ma dagli anni che ha vissuto.

Eccolo qui, puntuale come ogni anno, il mio capodanno personale in cui non posso che togliere il cerotto ai sentimenti per far scorrere la cascata di parole pregne di emozioni che sento dentro vivere in me come un uragano.

Ho ufficialmente 25 anni.
Sono in quella fascia di età in cui non sono né una bambina né un’adulta.
Sono in una fascia di età in cui metà delle persone che mi circondano stappano bottiglie per le corone d’alloro, la prima casa e/o macchina, per l’apericena con le amiche; mentre l’altra metà strappa pannolini o sforna inviti per il matrimonio dei suoi sogni.
Sono in una fascia di età in cui le lamentele che riempiono le aule di un liceo si sono allontanate dalla mia routine da tempo e, tra poco, dovrò salutare anche i banchi universitari che mi hanno abbracciata negli ultimi anni.

Quest’anno più di tutti gli altri sento di aver vissuto veramente senza sprecare il tempo a me regalato e concesso.
Infatti, man mano che le candeline aumentano nella torta, contemporaneamente, aumentano anche le responsabilità e gli impegni.
Proprio per questo ho imparato il valore del tempo che ti concedono le persone tra gli impegni incombenti perché quel tempo non tornerà mai indietro.
Sarà solo ed esclusivamente vostro per sempre.
Proprio per questo, ho imparato a non darlo per scontato, sfruttarlo al meglio con chi mi dava più positività e del bene, e tagliare ogni rapporto non degno del proprio tempo.

Tra i 24 e i 25 ho avuto anche le responsabilità, i diritti e i doveri di una casa in affitto lontana da casa per inseguire il mio sogno di entrare nell’università migliore di psicologia in Italia.
“Non ci provare neanche che ci provano talmente in tanti che non passerai mai” erano questi i commenti di alcuni conoscenti riuniti intorno ad una tavola calda per il compleanno di un’amica in comune.
Io li ho ascoltati per usarli come una fonte di maggiore determinazione e non potete immaginare la soddisfazione nel dimostrare che le loro profezie (o gufate) valevano tanto quanto l’oroscopo dell’1 gennaio sulla rai!
Tutto questo mi ha permesso di conoscere i miei limiti e le mie capacità, per proiettarmi nel futuro con obiettivi sempre più grandi cuciti su misura dai miei sogni.


Ho imparato a non ascoltare più gli altri come se fossero la bocca di dio, perché spesso le parole che escono sono frutto di sentimenti e obiettivi negativi di cui siamo e saremo per sempre ignari; e danno maggiormente voce alle nostre ansie, paure e limiti piuttosto che spingerci a dare la migliore versione di noi stessi.

Quest’anno più di tutti gli altri, sento di aver ritrovato me stessa, in un viaggio verso me che ho dovuto e, seppur le paure lo camuffassero bene, voluto fare.
Ho sempre detto di essere una persona in cui Asia ed Europa convivono contemporaneamente.
Eppure mi ero sempre più scordata, Tornare a casa dopo 7 anni mi ha insegnato molto.
Ho imparato che non ho una casa che mi aspetta.
Ne ho due. 
E, contemporaneamente, ho imparato che non mi sentirò mai veramente a casa.

Infatti, qui in Italia sentirò perennemente la nostalgia di quella città dinamica in cui sono nata ; del rumore dei karaoke e delle risate che rallegrano le vie; dei clacson dei taxi e dei centri commerciali infiniti; della cultura del vivere senza pensieri positivamente e del sentirsi felici nonostante si possieda poco; della risata e dei profumi della pelle dei bambini e dei miei cuginetti; dell’affetto di una famiglia che silenziosamente mi abbraccia fino a qui perché, si sa, l’amore non ha confini.

Al contrario, nelle Filippine sentirò perennemente la nostalgia del paese di papà in cui sono cresciuta e di cui mi sento cittadina a tutti gli effetti tanto quanto delle Filippine; dei sapori della cucina mediterranea e della cultura sopraffina; delle coccole per l’anima che si concedono; della bellezza dell’individualismo nel perseguire i propri sogni; della mia famiglia che seppur più ristretta in Italia è pur sempre la mia famiglia.

Ho imparato che non ho una radice fissa ma ne ho due che si congiungono e creano un grande albero senza una nazionalità e un’identità prevalente.
Io sono un contrasto vivente tra valori, tradizioni, caratteri, pregi e difetti.
Io sono figlia di due culture.
Io sono nostalgia perenne dell’una e dell’altra.
Dopo il viaggio nelle Filippine comprendo e conosco meglio entrambe le parti, e non rinuncerei mai a nessuna delle due.
Ogni giorno combatto con la nostalgia, con il sogno di riunire la mia grande famiglia anche solo per una giornata, con le promesse di non perdermi mai più.
E mi va bene così.

Quest’anno è stato l’anno dei viaggi, delle gite fuori porta ogni domenica, degli aerei presi.
Sono grata a me stessa perché il tempo scivola via e io, ho imparato ad approfittarne perché nessuno ce lo restituisce.
È vero, il mondo non scappa ma preferisco rispondere sempre a “il mondo non scappa” con “Il mondo ci aspetta ogni giorno” e sta solo a noi cogliere l’occasione per conoscerlo.

Ho imparato anche a convivere con una preoccupazione in più nei viaggi: il terrorismo. La mia generazione purtroppo conosce questa realtà molto di più delle precedenti generazioni. Ho imparato a convivere con le mie paure, a prenderle e scacciarle perché la paura dello stare fermi per sempre in un solo paese mi spaventa molto di più.

Mi rendo contro che sia flusso di parole senza un filo logico ma, questo articolo, l’ho scritto senza cerotti sul cuore fidandomi solamente della mia mente che non ha seguito un ordine cronologico né logico ma ha seguito i flashback più significativi e più belli. Si sa, i momenti più belli sono quelli pieni di felicità che non conosce la logica.

Sono qui.
Ho 25 anni.
Il capodanno della mia anima verso una versione (si spera) migliore di me stessa ha già iniziato a fare il countdown verso il prossimo.
Non so ancora cosa mi regaleranno e mi insegneranno questi 25 anni ma non vedo l’ora di scoprirlo.


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