Lettera di pace ad Amsterdam

Lettera di pace ad Amsterdam

Cara Amsterdam,

Ti chiederai perchè dall’ultima volta che ci siamo viste ad Ottobre ti scrivo solamente adesso ma, secondo me, non ci siamo capite molto bene quando, la seconda volta, sono venuta a farti visita.

La prima volta che ci siamo conosciute era stato quasi per caso: la scuola aveva programmato una gita a Londra ma una professoressa, fissata con le gite della memoria, aveva dirottato ogni progetto per far ricadere la scelta su di te.

E da adolescente, non potevo che essere felice di compiere i miei 18 anni in un’altra fetta di cielo, considerata la meta del divertimento in assoluto, insieme a quelli che consideravo i miei amici più cari all’epoca.


Ci siamo divertiti tanto quella volta eh Amsterdam? Ho ricordi sbiaditi, offuscati, e talvolta ho addirittura dei buchi e vuoti di memoria: ma sia chiaro, quella non è esattamente colpa tua. Ma ci siamo intese e concordiamo sul capro espiatorio.

In quel periodo mi avevi conquistata incondizionatamente, complice la convinzione che i 18 anni cambiassero tutto, come un’amica che sapeva offrirmi per la prima volta, l’occasione di fare le cose da “grande” e sentirmi, anche solo un pochino, “adulta”.

Mi sembrava, in mezzo a quei canali, di poter intravedere i miei sogni e il futuro da definire che si avvicinava, come un countdown, che ignoravo allegramente come solo un adolescente sa fare.

Ignorare i doveri all’epoca veniva facile tra un “forever young”, urlato a squarciagola nella corriera in mezzo ai cavi delle cuffiette in gruppo, e quelli che all’epoca chiamavamo “autoscatti” e non selfie.

Mi sembrava di poter essere come te: una città con mille facce e mille sfumature che si incastravano tra di loro senza pretendere di avere un’unica realtà nè un’unica risposta, così come io mi sentivo all’epoca.

Eri lo specchio del mio umore e io ti sentivo un po’ mia come città.


Ci siamo capite, siamo entrate in sintonia e abbiamo passato giorni bellissimi.

E proprio per questi pezzi di routine, ho deciso di ritornare a farti visita dopo 6 anni.

Tornare in alcuni luoghi è facilissimo mentre in altri sembra uno scontro, a cuore aperto, tra i ricordi sbiaditi e i nuovi momenti da integrare.

Quando son atterrata, tu sembravi avere sempre la stessa anima semplice che ti conquista con i tuoi canali romantici; l’anima artistica di chi ne ha partoriti tanti di artisti ed architetti geniali; l’anima trasgressiva che accoglie turisti alla ricerca di divertimento e di donne; l’anima menefreghista di chi vive alla luce cose che nel resto d’Europa fa storcere ancora i nasi; l’anima giovane da voler cantare ancora quel “forever young” in certi tuoi angoli.

Ma c’era qualcosa che non quadrava, qualcosa di fuori posto, qualcosa di distorto.

Quando rivisitavo alcuni tuoi angoli, inevitabilmente accompagnati dai flashback del primo viaggio, non mi entusiasmavano come entusiasmavano, per la prima volta, Chri.

Le leggevo nelle espressioni di Chri, confrontandole con le mie, le distanze tra me e te.


Sia chiaro, non te ne sto facendo una colpa Amsterdam, sei sempre bella come sempre e la tua atmosfera è sempre una pace dei sensi.

Ma questa volta, riguardando le tue diverse anime non mi sono riconosciuta come all’epoca, non ti ho sentita il mio specchio, nè tantomento ti ho riconosciuta.

Non abbiamo dialogato, ho cercato di ritrovare qualcosa in te che non riuscivi a darmi più: un po’ come quando in una relazione si arriva di punto in bianco a fissarsi, dopo tanto tempo, capendo che ci sono dei pregi che ci hanno fatto innamorare, ma che non bastano per farci rimanere.

Sei stata una compagna allegra del mio diciottesimo ma così come sono passati 6 anni tra me e te, sono passati 6 anni dentro di me che mi hanno cambiata.

Tu eri sempre uguale, ero io quella diversa.


Solo quando ho accettato la nostra diversità abbiamo riniziato a dialogare: quando ti ho dimostrato quanto fossi cambiata, tu mi hai risposto mostrandomi le  altre tue diverse facce, e così abbiamo ristabilito una sintonia pacificatoria.

Mi è piaciuto rivedere con diversi occhi alcune tue angolazioni, rivivere gli angoli di ricordi, rivestirmi della pace dei sensi che sai dare tra i tuoi canali.

Mi è piaciuto scoprire altre tue qualità, inserire nuovi ricordi tra le tue vie, immergermi nella tua atmosfera vivibilissima mai da città turistica.

Ti scrivo per ringraziarti per avermi aperto gli occhi su quanta strada io abbia fatto, quanto io sia cambiata, quanto sia diversa da allora.

Ti scrivo per ringraziarti per avermi fatto innamorare ed incuriosire sulle città del Nord: senza di te, non mi avrebbero incuriosita le tue vicine di casa che ti circondano.

Ti scrivo perchè potrei non ritornare ma non sei tu, sono io: eh no, non storcere il naso, non sono quelle frasi che si dicono i fidanzati quando si mollano.

Non pensarlo neanche.

Potrei non ritornare perchè voglio ricordarti come un cerchio: mezzo cerchio l’ho vissuto con gli occhi e le orecchie da diciottenne mentre l’altra metà l’ho chiusa donandoci ciò che potevamo darci in quest’ultimo dialogo.

E questa lettera è frutto di quel dialogo e quello che hai dato a me.

Ti ricorderò sempre come una pace dei sensi di una neodiciottenne in cerca di risposte in mezzo ad un “Forever Young” e di una 24enne immersa nei tuo canali.

Magari un giorno le nostre strade si rincroceranno.

Forse.

Chi lo sa.

In fondo, non si può mai sapere nella vita.


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0 pensieri riguardo “Lettera di pace ad Amsterdam

  1. E’ bellissimo quello che hai scritto e lo condivido pienamente. Non è quello attorno a noi che cambia, ma siamo noi e l’importante è riconoscerlo e prendere il meglio da questi confronti e cambiamenti. Sei una dolcissima ragazza, buon Natale.

  2. Sono davvero bellissime le tue parole!
    Ritornare nei luoghi che si sono vissuti con tanta intensità, comporta ad un’analisi di noi stessi e di chi siamo diventati. Credo che sia semplicemente parte della crescita di una persona.

  3. Molto interessante questa chiave di lettura. Quando visiti un luogo che ti ruba il cuore, c’è sempre la paura di avere troppe aspettative nel visitarlo una seconda o terza volta.
    Amsterdam non l’ho mai incontrata quindi, in questo caso, non c’è pericolo :-)!! Alice

  4. Ciao Angelica, una lettera ad una città? Che idea romantica! Mi sono piaciute un sacco le tue parole e condivido i sentimenti contrastanti di tornare in un posto in cui si è stati in un periodo totalmente diverso della tua vita. Per questo tuo motivo sono incerta e un po’ emozionata all’idea di tornare a Londra. Una città che mi ha dato tutto quello di cui avevo bisogno e dove ho vissuto per un po’ in un determinato periodo della mia vita… chissà magari presto tornerò e mi deciderò a scrivere anche io una lettera a Londra. ❤

  5. Ho vissuto una cosa simile con Praga. Vista per la prima volta a 17 anni con la scuola, e mi era sembrata la città più bella del mondo; la seconda volta ci sono tornata coi miei, cinque o sei anni dopo, e mi ricordo di aver pensato che non sapevo cosa fargli vedere, non ci ho ritrovato quella magia che mi aveva fatta innamorare di lei. Però ci sono tornata una terza volta con Massimo, e lì ho di nuovo subito il fascino della città.
    Mi piacerebbe tornarci una quarta volta, per me il cerchio non si è ancora chiuso perché ci sono cose che devo ancora fare e capire. Magari non si chiuderà mai, chi lo sa!

    1. E’ bello che tu continui a sfidare i tuoi sentimenti e le tue sensazioni a caldo verso una città che ti ha dato così tanto. Io, quasi per paura, non so se avrei il coraggio di riaprire il cerchio perchè due volte mi lasciano cose così differenti. Temo che una terza volta possa bocciare per sempre Amsterdam! 🙁

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