Lettera da una fuorisede a Cesena

Lettera da una fuorisede a Cesena

Ciao Cesena,

ti scrivo questa lettera per salutarti perchè ormai siamo arrivati alla parola fine della nostra avventura assieme.

L’anno scorso, quando ho dovuto iniziare questo nuovo capitolo della mia vita, ero elettrizzata da un lato per aver realizzato il sogno di entrare nella migliore facoltà di Psicologia d’Italia; dall’altro ero in una fase di rifiuto del dovermi trasferire in una città così piccola e, ai miei occhi, così anonima.

Non storcere il naso, lo pensavo solo all’inizio ma poi mi sono ricreduta.

Mi scuso con te se all’inizio continuavo a giocare al “trova le differenze” con Reggio Emilia e Manila screditandoti; Mi scuso anche per averti trascurato a tal punto da tornare a casa mia appena ne avevo occasione; Mi scuso per non averti dato occasione di ricredermi sul tuo conto il primo anno che ho vissuto li fingendomi una pendolare interessata solo ad alcune lezioni.

Non siamo partite con il piede giusto però possiamo dire di aver recuperato successivamente o non credi?

Quando ho smesso di vedere i tuoi limiti ho iniziato veramente ad apprezzarti.

Ti scrivo per dirti grazie.

Grazie perchè mi hai offerto una sfida contro me stessa nel dover affrontare, anche se per un periodo breve, la quotidianità senza alcun appoggio nè conoscenza. E grazie perchè da questa sfida mi hai fatto conoscere i miei limiti e le mie capacità di superare questi limiti anche quando credevo di non averne bisogno!


Grazie perchè mi hai regalato delle conoscenze con delle persone che da semplici compagni di università sono diventati compagni di merende e di aperitivi per poi diventire compagni nella vita. Insomma, grazie per quelle amicizie che sono nate per caso, per poi accompagnarmi anche al di fuori dell’orario universitario.

Grazie per avermi insegnato che anche nelle cittadine così piccole, c’è sempre qualcosa da fare, qualcosa da apprezzare, qualcosa per cui essere grati.


Grazie per avermi mostrato cosa siano le vere piadine romagnole e soprattutto che non esistono solo quelle ma anche i rotoli e i crescioni. Solo a nominarle mi viene il languorino in bocca!

A propostito di questo, Grazie per avermi fatto conoscere “pappa reale” che ha nutrito tutti i miei desideri improvvisi di dolce e salato quotidianamente.


Grazie per esserti mostrata nella tua piena bellezza adornata delle luci di natale che mi ricordano un po’ le scene dei film in cui la donna scende le scale e tutta la sala gremita di gente si ferma improvvisamente per ammirarla. Eh si, ho sgamato diversi tuoi ammiratori segreti che fermavano tutto ciò che stavano facendo fino a quel momento per immortalarti in uno scatto o solo semplicemente osservarti ammaliati. No, non mi sono sbagliata perchè in mezzo a loro c’ero anche io ad ammirare Piazza del Popolo illuminata e l’eterna pallona della piazza della biblioteca di cui ignoro il nome.Ma tu che lo sai, che non sono brava con i nomi, porta pazienza.


Ormai è passato il periodo in cui ti vivo da fuori sede ma ti prometto che non sarà l’ultima volta che ti visiterò.

In fondo, in ciascun luogo che amiamo talmente tanto lasciamo pezzi di noi.

E tu sei uno dei miei posti preferiti: il primo posto da “grande”, il primo che voleva farsi amare da me ad ogni costo; il primo che ho finito per amare davvero pur odiandolo all’inizio.

Oramai posso definirti come “casa” e sono convinta che la parola casa è stata inventata come scusa per farvi ritorno.

Arrivederci Cesena.

Grazie di tutto.


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